Autosalvataggio con il paddle float E-mail

 

Descrizione

Il “paddle float” (galleggiante per la pagaia), è un dispositivo galleggiante, di dimensioni medie 40x25x15 cm. La sua origine è nordamericana e precisamente negli Stati, uniti dove il kayak da  mare è uno sport molto praticato.  Esso può essere rigido o gonfiabile ed, a metà della faccia di dimensione minore, su un lato,  presenta una feritoia che corre fino al lato opposto che è chiuso. Il paddle float è un dispositivo di auto salvataggio per il kayaker, ovvero gli facilita la risalita in kayak in caso di capovolgimento accidentale o volontario. Esso dovrebbe essere sempre usato se il kayaker esce in mare da solo e non sa fare l’eschimo, non potendo ricorrere ad un salvataggio assistito. Talvolta può essere utile ad un kayaker che stando da solo, pur sapendo eschimotare  si trovi in difficoltà, a causa di una sopravvenuta stanchezza o strappi muscolari. Infine è consigliato a coloro che avendo kayak stabili e sapendo risalire senza paddle, potrebbero non riuscire a farlo in condizioni di mare particolari. Infine un kayaker anziano o non molto agile potrebbe essere molto facilitato dal paddle nella risalita che sarebbe altrimenti impossibile. Si tenga presente che su kayak tecnici ed instabili la risalita è quasi impossibile, senza paddle e con mare mosso. Il paddle float in navigazione è, in genere, fissato ad un elastico trasversale sulla coperta posteriore dietro al pozzetto. Si sconsiglia di tenerlo sulla coperta anteriore perché disturba la pagaiata .

Sistemazione del paddle float

Uso del paddle float

Fase 1

Fase 2

Fase 3

Fase 4

Fase 5

Dopo il capovolgimento accidentale si esce con calma dal kayak, tirando la maniglia di sicurezza del paraspruzzi. Questa manovra non è sempre necessaria perché alcuni paraspruzzi più laschi si sganciano autonomamente con il capovolgimento. La prima cosa da fare è non perdere il contatto fisico né con il kayak né con la pagaia. Nel tenere il kayak si sarà facilitati dalle sagole e gli elastici fissati sulla coperta. Stando da soli è comunque consigliabile portare una pagaia di riserva, da utilizzare anche in caso di rottura di quella in uso. Si consiglia una pagaia smontabile da tenere sulla coperta anteriore. Si gira il kayak che è di norma capovolto, con l’accortezza di farlo velocemente, per cercare di limitare la quantità di acqua che rimane nello scafo. Quindi si libera il paddle dal suo fissaggio e si infila una pala della pagaia nella sua feritoia (durante la manovra si stia attenti a non lasciarsi sfuggire il kayak). Si porta la pagaia in posizione trasversale con il lato del paddle in acqua, dove si trova il naufrago, e l’altra estremità con la pala sotto gli “elastici per il fissaggio della pagaia munita di paddle float”. Essi sono  due maniglie elastiche longitudinali e contrapposte poste subito dietro al pozzetto, sulla coperta posteriore. La loro larghezza deve essere tale da far passare la pala,  ma abbastanza stretta da tenerla serrata. Se non sono state montate dal costruttore le maniglie possono essere montate successivamente usando un elastico, dei passacavi, un trapano e dei perni in acciaio. Dopo aver posizionato la pagaia con il paddle ci si posiziona a poppavia della pagaia e di lato ad essa (in una risalita dal lato destro avremo la pagaia sulla nostra destra). Aiutandosi con le braccia e slanciandosi con le gambe in acqua si fa un balzo secco che ci deve portare con la pancia sulla coperta posteriore del kayak. Esso è stabilizzato sul lato destro e non può capovolgersi da questo lato. Per questo motivo durante la manoversa bisogna tenere il peso del corpo sbilanciato dal lato del paddle. Rimanendo con la pancia schiacciata sulla coperta si ruota il corpo portando la testa verso poppa e le gambe verso prua. Per fare ciò le stesse vengono ad essere poggiate sul manico della pagaia e poi infilate nel pozzetto nell’ordine : gamba destra sul manico, gamba sinistra sul manico e destra nel pozzetto quasi contemporaneamente, infine gamba sinistra nel pozzetto.  Durante questa manovra è necessario portare la mano sinistra sul manico della pagaia per mantenere lo sbilanciamento anzidetto sulla destra. Ora senza sollevarsi si scivola sulla pancia verso prua finchè il bacino non si trova sul pozzetto. Infine ci si rigira lentamente per portare il sedere sul seggiolino. Ci si posiziona nel pozzetto e si ha cura di non togliere la pagaia ed il paddle dal suo fissaggio prima di aver tolto l’acqua dal pozzetto e aver rimesso il paraspruzzi. Ovviamente la risalita si può fare simmetricamente dal lato sinistro del kayak.

Conclusioni

L’autosalvataggio con paddle float ha lo svantaggio di farci rientrare in un Kayak che ha il pozzetto più o meno allagato e la manovra di svuotamento è sempre una fase critica. Per lo scopo si è aiutati da una spugna, o meglio da una pompa mano fissa o portatile ed ancora meglio da una pompa elettrica. L’autosalvataggio ci vuole più per descriverlo che per attuarlo, perché ad un kayaker che lo conosce e lo ha provato, richiede poco tempo. In ogni caso si preferisca il paddle rigido a quello gonfiabile perché anche se il  gonfiamento richiede poco fiato, non è detto che lo si abbia nel momento e nelle condizioni che il caso ci presenta. Un altro uso del paddle float,  più teorico che pratico, è quello di usarlo per fare l’eschimo infilando la mano nella sua feritoia, al posto della pagaia. Esso consente al kayaker che si capovolge e non può disporre della pagaia, di usare il paddle float per raddrizzarsi, dovendo poi ricorrere alla pagaia di riserva per continuare la navigazione o recuperare quella che si stava usando prima del capovolgimento. Infine tra gli usi alternativi del paddle float rientrano: l’ausilio  al galleggiamento durante il bagno e la funzione di cuscino nel campeggio nautico.

 

Il video illustra la manovra eseguita da Alessandro in modo non perfetto. Infatti si può vedere che per un attimo,  perde il contatto con il kayak e ciò, in presenza di vento è mare,  è un grave errore.  Abbiamo constatato infatti che il kayak già con vento teso scarroccia più velocemente del naufrago che nuota con il giubbino salvagente.  Anche la distanza di un metro può divenire incolmabile.

 

Il video illustra la manovra fatta da me nei pressi di Gallipoli.

Prof. Enrico Preite



 

2 una pala si infila nel paddle float. (autosalvataggio con paddle float) 3 l'altra pala si fissa sotto le maniglie elastiche (autosalvataggio con paddle float) 6 fase finale (autosalvataggio con paddle float) 1 sistemazione del paddle float in navigazione. (autosalvataggio con paddle float) 5 il braccio destro sul manico in una risalita dal lato dritto (autosalvataggio con paddle float) 4 la risalita (autosalvataggio con paddle float) mattia preferisce gli usi alternativi del paddle float (autosalvataggio con paddle float)