| Autosalvataggio con il paddle float |
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DescrizioneIl “paddle float” (galleggiante per la pagaia), è un dispositivo galleggiante, di dimensioni medie 40x25x15 cm. La sua origine è nordamericana e precisamente negli Stati, uniti dove il kayak da mare è uno sport molto praticato. Esso può essere rigido o gonfiabile ed, a metà della faccia di dimensione minore, su un lato, presenta una feritoia che corre fino al lato opposto che è chiuso. Il paddle float è un dispositivo di auto salvataggio per il kayaker, ovvero gli facilita la risalita in kayak in caso di capovolgimento accidentale o volontario. Esso dovrebbe essere sempre usato se il kayaker esce in mare da solo e non sa fare l’eschimo, non potendo ricorrere ad un salvataggio assistito. Talvolta può essere utile ad un kayaker che stando da solo, pur sapendo eschimotare si trovi in difficoltà, a causa di una sopravvenuta stanchezza o strappi muscolari. Infine è consigliato a coloro che avendo kayak stabili e sapendo risalire senza paddle, potrebbero non riuscire a farlo in condizioni di mare particolari. Infine un kayaker anziano o non molto agile potrebbe essere molto facilitato dal paddle nella risalita che sarebbe altrimenti impossibile. Si tenga presente che su kayak tecnici ed instabili la risalita è quasi impossibile, senza paddle e con mare mosso. Il paddle float in navigazione è, in genere, fissato ad un elastico trasversale sulla coperta posteriore dietro al pozzetto. Si sconsiglia di tenerlo sulla coperta anteriore perché disturba la pagaiata .
Uso del paddle float
ConclusioniL’autosalvataggio con paddle float ha lo svantaggio di farci rientrare in un Kayak che ha il pozzetto più o meno allagato e la manovra di svuotamento è sempre una fase critica. Per lo scopo si è aiutati da una spugna, o meglio da una pompa mano fissa o portatile ed ancora meglio da una pompa elettrica. L’autosalvataggio ci vuole più per descriverlo che per attuarlo, perché ad un kayaker che lo conosce e lo ha provato, richiede poco tempo. In ogni caso si preferisca il paddle rigido a quello gonfiabile perché anche se il gonfiamento richiede poco fiato, non è detto che lo si abbia nel momento e nelle condizioni che il caso ci presenta. Un altro uso del paddle float, più teorico che pratico, è quello di usarlo per fare l’eschimo infilando la mano nella sua feritoia, al posto della pagaia. Esso consente al kayaker che si capovolge e non può disporre della pagaia, di usare il paddle float per raddrizzarsi, dovendo poi ricorrere alla pagaia di riserva per continuare la navigazione o recuperare quella che si stava usando prima del capovolgimento. Infine tra gli usi alternativi del paddle float rientrano: l’ausilio al galleggiamento durante il bagno e la funzione di cuscino nel campeggio nautico.
Il video illustra la manovra eseguita da Alessandro in modo non perfetto. Infatti si può vedere che per un attimo, perde il contatto con il kayak e ciò, in presenza di vento è mare, è un grave errore. Abbiamo constatato infatti che il kayak già con vento teso scarroccia più velocemente del naufrago che nuota con il giubbino salvagente. Anche la distanza di un metro può divenire incolmabile.
Il video illustra la manovra fatta da me nei pressi di Gallipoli. Prof. Enrico Preite
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