Gallipoli-Taranto 2005 E-mail

Partecipanti : Prof. Enrico Preite, Paolo Rizzello, Alessandro Causo, Sergio Sanapo, Fabio Campeggio, Ilaria Campeggio, Antonio Gervasi, Lorenzo Casole. Percorrenza totale: 60 miglia circa.

Premessa.

La descrizione dell'esperienza potrà sembrare eccessivamente lunga e pedante. Inoltre la lettura potrà essere faticosa e noiosa a causa dei numerosi incisi.Tuttavia questo tipo di narrazione è voluto e non casuale. Infatti, la relazione, che è destinata in primo luogo ai miei allievi e poi a tutti gli appassionati del kayak da mare e del campeggio nautico, ha uno scopo anche didattico. Serve in particolare a capire le problematiche con le quali si può avere a che fare in un'esperienza simile e a trovare alcuni spunti, per darne delle soluzioni creative.

Introduzione.

Era da un po' di tempo che pensavo di fare questa esperienza, nell'idea della quale avevo coinvolto alcuni miei allievi del Team Kayak dell' Istituto Nautico. Avevo studiato il percorso con attenzione ed abbozzato le tappe che ci avrebbero condotto a Taranto in sei giorni, con una percorrenza media giornaliera di circa 10 miglia. Finalmente avevo costituito un gruppo e definito la data di partenza: lunedì 27 giugno. Nei giorni precedenti le condizioni meteorologiche invitavano all'ottimismo e domenica 26 c'era stata una giornata di bonaccia. Fu con viva sorpresa che svegliandomi la mattina del 27 sentii il vento che soffiava insistentemente tra le lamelle della persiana della mia stanza. Era un vento teso di NW, contrario alla rotta media che avremmo dovuto seguire nei primi giorni della nostra escursione. Anche se questo mi contrariò molto, perché non amo pagaiare controvento, ero risoluto a partire per portare a termine l'obiettivo e la stessa convinzione era nei miei allievi. D'altronde la settimana prevista per giungere a Taranto ci dava spazio alle variazioni di programma con pause impreviste e tappe più forzate.

Lunedì 27 giugno, prima tappa da Gallipoli a Torre S. Isidoro (circa 11 miglia ).

La mattina del 27 ci ritroviamo alle 9 presso la sede dell'Istituto Nautico. Non manca nessuno e sono presenti i genitori dei ragazzi. Alessandro è ansioso di provare il suo primo e nuovo kayak ( un Oasis Expedition di CS Canoe ) e soprattutto di testare la tenuta stagna dei gavoni che si rivelerà ottima. Io preparo il mio Sardinia mentre gli altri allievi mettono a punto i kayak dell'Istituto: due Oasis Expedition della Raimbow e quattro Fiberline Explorer. Portiamo i kayak allo Scalo del Canneto e dopo le consuete foto di gruppo, alle 10:30, partiamo. Il vento sembra leggermente calato e le condizioni del mare sono accettabili per permetterci di effettuare la traversata da Gallipoli verso Torre dell'Alto, subito dopo S. Caterina. E' un percorso da affrontare con cautela visto che nella parte centrale ci porta a più di due miglia dalla costa. Purtroppo è proprio nella parte centrale che il vento di Maestrale inizia a rinforzare con fastidiose raffiche, costringendoci a stringere un po' verso la costa. Il percoso è scandito dal passaggio in prossimità delle torri : Torre Sabea, Torre dell'Alto Lido, Quattro Colonne, Torre dell'Alto. Questo tratto ha una costa costituita prevalentemente da scogliera mediamente bassa con approdi sicuri sulle spiaggie di Rivabella e Lido Conchiglie, nella parte iniziale e centrale, e sulle piccole spiagge di S. Maria al Bagno e S. Caterina nella parte finale. Talvolta le torri intermedie rimangono al traverso per un tempo interminabile dandoci l'impressione di stare fermi (questa impressione è comunque amplificata dalla distanza ). Giungiamo nei pressi di torre dell'Alto alle 13:00 circa avendo navigato, pur forzando,alla velocità media di due nodi. Procediamo ancora per un miglio per arrivare a Porto Selvaggio. La località è un'area protetta di grande valore ambientale: la costa presenta una profonda insenatura naturale che termina con una spiaggetta di ciotoli, circondata da una pineta ben curata e pulita. Una sorgente di acqua dolce freddissima abbassa notevolmente la temperatura dell'acqua marina. Come di consueto si pranza e ci si riposa all'ombra offerta dai pini fino alle 16:00 ( 16:30 ) seguendo una scansione temporale della giornata già provata in altre esperienze simili. Quando riprendiamo il mare alla volta di S. Isidoro scopriamo che il vento di prua è peggiore di quello che appariva dalla rada di Porto Selvaggio ma il mare è abbastanza navigabile con l'andatura di prua. Anche questo tratto di circa 5 miglia è da affrontare con cautela perché, essendo costeggiato da scogliera non sempre bassa, non offre alcun sicuro approdo intermedio salvo la minuscola spiaggia di Serra Cicora. Sappiamo che il percorso è scandito dal transito per Torre Inserraglio che sembra irraggiungibile. Giunti nei pressi della torre è difficile lasciarsela alle spalle. Intanto Sergio, che ha energie da sprecare, è andato un po' più avanti per invertire la rotta e sperimentare l'uso dell'ombrello con vento in poppa ( l'idea è stata colta dall'osservazione di un kayaker che nel raduno di Trani 05, usando un ombrello, sfruttava con successo il vento in poppa senza faticare e lasciando tutti alle spalle). Salvo qualche difficoltà nel timonare con la pagaia, la prova va bene ma la curiosità deve essere pagata raddoppiando gli sforzi per risalire controvento. Finalmente si intravede Torre S. Isidoro: approdiamo sulla spiaggetta libera che precede di circa mezzo miglio la torre verso le 19:00. Stanchi ed affamati "assaliamo" un chiosco sulla spiaggia consumando tutte le pizzette e panini rimasti, che ormai il proprietario stava per ritenere invenduti. Lo stesso gentilmente ci regala dei gettoni per il biliardino. Montiamo subito il campo notturno : le nostre dotazioni di viaggio includono 6 tende biposto a igloo di montaggio semplice e rapido. La parte più scocciante di questa fase della giornata è il gonfiaggio dei materassini, che usiamo come giacigli: in questa operazione ci aiuta una pompa a pedale molto meno faticosa da usare ed ingombrante di quella verticale a stantuffo usata lo scorso anno. I materassini migliorano molto il riposo notturno perché anche la sabbia più morbida, dopo qualche ora sembra dura. Il vento ci dà un po' di fastidio e fa quasi freddo. Sergio ha un occhio infiammato e gonfio perciò va a S. Isidoro a cercare qualche rimedio. Non trovando farmacia o uffici di guardia medica telefona al 118 che manda un'ambulanza da Copertino per una pronta medicazione: fortunatamente il problema si risolverà presto.

Martedì 28 giugno, seconda tappa da Torre S. Isidoro a Torre Colimena ( circa 11 miglia ) .

La mattina ci si sveglia ,come al solito, alle 7:30 ( 8:00 ) e dopo la colazione con caffè, latte e biscotti - per la quale ci aiuta il preziosissimo fornellino da campo - si smonta il campo notturno. Prima di partire viene a trovarci il padre di Antonio che porta al figlio qualcosa di mancante, tra cui i sacchetti di plastica per tenere asciutte le dotazioni di viaggio, e cerca invano di rendere stagno il coperchio con tappo a vite del kayak explorer, usando del teflon. Antonio, che insieme a Lorenzo è alla prima esperienza escursionistica, non ha imparato a convivere con il fatto che, alla fine di ogni tappa, i kayak explorer si ritrovano con uno o due dita di acqua nel gavone. Gli altri allievi, essendo ormai dei veterani, non hanno alcun problema e si permettono di portare il telefono cellulare, usando gli accorgimenti più vari per evitare di bagnarli. Io ho imparato a essere diffidente dei contenitori per cellulari usandone due, ovvero uno nell'altro. Purtroppo il vento da NW non è calato anzi, come al solito, rinforza un po' man mano che il sole si alza sull'orizzonte. Oggi ci proponiamo di raggiungere Punta Prosciutto, facendo sosta intermedia a Torre Chianca. Naturalmente i tempi di percorrenza si dilatano e la fatica raddoppia a causa del vento contrario. Passata Torre S. Isidoro si incontra Torre Squillace e quindi si intravede la Torre di Porto Cesareo. Il profilo costiero sinora è caratterizzato da una scogliera bassa. Dopo circa 2.5 miglia di navigazione arriviamo a Porto Cesareo : un'importante e popolata località marina con una ampia insenatura costeggiata da spiagge libere ed attrezzate. Passiamo quindi nel canale, largo meno di 0.5 miglia, tra la terraferma e l'isola dei Conigli dove ci incuriosisce l'incontro con le "imbarcazioni taxi" che fanno la spola nel canale per portare i bagnanti sull'isola. Qui ci fermiamo anche noi brevemente per sgranchirci le gambe e fare qualche foto. Notiamo che lo stato di pulizia dell'isola è molto precario. Ripartiamo costeggiando una serie di lunghe spiagge e in poco più di mezz'ora siamo a Torre Chianca : dopo essere passati vicino all'Isola della Malva e alla torre ci fermiamo su una spiaggia libera, in un'insenatura riparata dal vento. Il posto è molto ben curato e pulito e abbiamo a fianco delle ottime spiagge attrezzate e di fronte la magnifica torre. Non riusciamo però trovare un posto all'ombra per passare il pomeriggio. In questi casi, come di consueto, usiamo il nostro telone rinforzato per ricavarci un riparo dal sole. Il sistema di montaggio è ormai collaudato : se al limite della spiaggia ci sono degli arbusti, alberi o scogli che si alzano anche poco più di un metro, li usiamo per legare un lato del telone; il lato opposto lo sosteniamo con due coppie di pagaie ( una per ogni angolo) incrociate e leggermente insabbiate; la tenuta delle pagaie è garantita da un kayak per coppia, al cordino di punta del quale è legato una sagola che tiene in tensione il tutto. Dopo il pranzo e un confortevole riposo ripartiamo diretti a Punta Prosciutto. Dopo aver percorso i bassifondi tra l'Isola della Malva e la terraferma effettuiamo la traversata, di poco più di un miglio, da Torre Chianca a Torre Lapillo : è un tratto con una costa di scogliera bassa che percorriamo con molta difficoltà a causa del solito vento teso di prua. Successivamente la nostra rotta cambia più verso ovest e il vento che ci investe quasi al traverso dritta, tende a calare. Si avanza più agevolmente costeggiando ad una certa distanza, una serie di spiagge strette e sormontate da dune con la tipica vegetazione mediterranea. Poco prima di arrivare a Punta Prosciutto ci raggiunge a fatica per salutarci, con la pesante imbarcazione a remi usata per il salvataggio, Stefano che fa il bagnino su una spiaggia antistante e, per motivi di lavoro, non ha potuto partecipare all'escursione. Giunti a Punta Prosciutto ci indicano, per la sosta, una spiaggia dopo il centro abitato : il posto non è confortevole perciò continuiamo verso Torre Colimena a circa due miglia di distanza, dove intendiamo fermarci per la notte. Qui si accede entrando in una bella insenatura naturale che termina con una spiaggetta che purtroppo è invisibile perché coperta da uno strato di alghe alto circa un metro. L'approdo è un piccolo scalo scomodo e scivoloso per imbarcazioni da diporto e piccoli pescherecci. Gli spazi sono ristretti e a malapena riusciamo a sistemare i kayak, evitando di trasportarli a braccia più sopra. Il proprietario di un ristorante che si affaccia sullo scalo, ci offre gentilmente l'uso del bagno….ma non della doccia. Non essendoci una fontana i ragazzi si lavano con l'acqua comprata in negozio. In serata , pur avendo usato i prodotti solari e il telone a pomeriggio, soffriamo tutti degli effetti dell'esposizione solare con arrossamenti della pelle e bruciori. Montiamo il campo notturno su uno spiazzale sterrato antistante a un parcheggio : la sistemazione non è ideale è lo avremo scoperto ancora meglio dopo, visto che un apparentemente inoffensivo bar si è trasformato in pub con musica ad alto volume e schiamazzi fino a tarda notte.

Mercoledì 29 giugno, terza tappa da Torre Colimena a Campomarino di Maruggio ( 9 miglia circa ) .

Questa mattina il sole si fa sentire e il mare è piatto. Non c'è un alito di vento: finalmente si potrà navigare pagaiando in modo più rilassante verso Campomarino. Infatti le aspettative non vengono tradite : la navigazione è agevole e lambendo le numerose spiagge offerte da questo tratto di costa, si ha occasione di scambiare fugaci scambi di battute con i bagnanti e con i gruppi di bambini che ci salutano entusiasti. Ovviamente ai ragazzi non sfuggono le giovani bagnanti. Durante la sosta pomeridiana un po' oltre S. Petro, riparo il kayak di Ilaria, che ha una piccola lacerazione da urto su un fianco, usando uno stucco bicomponente della Bostik che si impasta con le dita e può essere applicato anche su superfici bagnate e addirittura in acqua ( funzionerà perfettamente ). Riprendiamo il mare giungendo a Campomarino con facilità : la fatica si sente di meno dopo la palestra dei primi due giorni. Qui ci fermiamo su un'ampia spiaggia adiacente al porto da diporto. Montato subito il campo notturno i ragazzi vanno a "fare la doccia" alla fontana usando il tubo di gomma portato da Sergio. Per difenderci dal consueto attacco delle zanzare, che diventa più veemente all'imbrunire, accendiamo i zampironi mentre qualcuno de ragazzi testa delle creme o spray repellenti dei quali non sarà molto soddisfatto. In serata ci raggiungono i genitori di Paolo con alcuni amici e ci portano una buona cena che un po' ci mancava. Infatti il "menù della casa" è abitualmente a base di frutta, friselle, panini, uova sode, pomodori, carne e tonno in scatola, insalata, "insalatissime", ecc…

Giovedì 30 giugno, quarta tappa da Campomarino a Monte D'Arena ( circa 10 miglia ) .

Oggi il mare è quasi calmo con una leggera corrente da SW che, in relazione alla nostra rotta, è al traverso sinistra. La navigazione procede senza inconvenienti e, su alcuni tratti, stimiamo di procedere a una velocità di 3.5 nodi. Dopo aver costeggiato fino a Torre dell'Ovo ci allontaniamo un po' dalla costa per puntare direttamente sulla zona di Masseria Le Conche dove ci fermiamo per il pomeriggio su una spiaggia. Alle sue spalle ci sono degli alberi, con confortevoli ripari dal sole. Quando ripartiamo per dirigerci verso monte D'Arena le condizioni del mare sono ancora buone e il vento è leggero. In questo secondo tratto le spiagge, che prima erano più numerose, iniziano ad essere più rade e piccole e la costa è mediamente di scogliera bassa. Giungiamo senza difficoltà alla meta dove ci fermiamo su una buona spiaggia. Siamo a marina di Pulsano in un bel centro con tutti i servizi che si può sperare di trovare e l'immancabile "fontana doccia". A proposito nei pressi della fontana si legge il cartello "è vietato lavarsi" che i ragazzi interpretano con filosofia sostenendo di essere in regola visto che, col tubo di gomma, uno lava l'altro e non se stesso. In paese si passa una bella serata e si ha occasione di andare in pizzeria. Intanto Paolo ha un mal di testa che non accenna a diminuire. Al rientro noto che sulla spiaggia frangono rumorosamente delle strane onde : piccole ma sempre più insistenti e in assenza di vento : evidentemente sono il residuo di un'area ventosa ancora lontana. Prima di andare a dormire tiriamo i kayak più lontano dal bagnasciuga. Quando prendo sonno, sogno lo tsunami e mi risveglio spesso disturbato dal rumore prodotto dal frangersi delle onde. Apro più di una volta la tenda per controllare se i kayak ci fanno ancora compagnia.

Venerdì 1 luglio, quinta tappa da Monte D'arena a Lido Bruno (circa 8 miglia) .

Al mattino il mare, che è da SW, sembra più tranquillo, ma le previsioni che ci giungono col servizio SMS-Meteo, che ha attivati Antonio sul suo cellulare, danno un libeccio in aumento. Scopriamo che le onde hanno portato via solo una scarpetta di gomma di Ilaria, rimasta vicino al bagnasciuga. Dopo la colazione, lo smontaggio del campo notturno e lo stivaggio delle attrezzature nei gavoni ci apprestiamo a partire. Ma la giornata sembra che inizi un po' male : a Paolo continua a far male la testa, Alessandro si punge il piede con una siringa ( fortunatamente vecchia e asciutta ) abbandonata sulla spiaggia e Lorenzo viene morso superficialmente a una gamba da un cane, che fa parte di un branco di cani randagi dispettosi. Una signora scendendo in spiaggia sta per subire lo stesso trattamento di benvenuto ma riesco ad allontanare i cani. La stessa si premura di telefonare ai Carabinieri affinché siano presi dei provvedimenti. Dopo aver medicato le ferite di Alessandro, Lorenzo e le numerose di Sergio, che ogni giorno ne acquista una nuova, partiamo. Oggi intendiamo entrare in Mar Grande per fermarci la sera a Praia : una zona di spiagge che si incontrano costeggiandone il lato dritto. Ma il programma dovrà subire dei cambiamenti. La sosta pomeridiana è prevista nei pressi di Punta Saimbo che divide in due parti quasi uguali il percorso programmato. La tappa è da affrontare con cautela poiché la costa e di scogliera bassa con approdi piccoli e radi. Solo a un miglio da capo S. Vito, prima di entrare in Mar Grande, ci sono ampie spiagge. Poiché il moto ondoso potrebbe aumentare dobbiamo continuamente conoscere la nostra posizione per definire la distanza dagli approdi di fortuna e dalle spiagge nei pressi di S.Vito : dopo la profonda insenatura che precede Torre Saturo ve ne sono altre due con piccole spiagge in seno a una baia più grande che noi traversiamo, giunti alla punta dobbiamo traversare altre due baie percorrendo circa mezzo miglio per volta, per giungere a Punta Saimbo. Come di consueto Alessandro con le sue carte nautiche plastificate e la bussola, segue ottimamente la navigazione con qualche minima correzione da parte mia. Intanto il mare,pur con vento ancora leggero, inizia ad aumentare e ci investe al traverso sinistra inducendo qualcuno ad una sofferenza "pre-mal di mare" . Paolo che finora mi è stato a fianco, mantenendo il mio ritmo, inizia ad esprimere la sofferenza per il mal di testa che diventa insostenibile. Giunti nei pressi di Punta Saimbo vogliamo procedere ancora un po' perché gli approdi trovati nei pressi sono piccoli e quasi privi di spiagge e per di più, trovandosi in zone disabitate, sono inadatti per un eventuale campo notturno. Infatti non è sicuro che a pomeriggio riusciremo a riprendere il mare se le sue condizioni peggioreranno. Cerchiamo di arrivare alle spiagge che precedono capo S. Vito, ma bisogna fare i conti con il malessere di Paolo che ora ha anche il voltastomaco. Iniziamo perciò a trainarlo alternandoci io, Fabio e Sergio : si tratta di percorrere circa tre miglia. Nell'ultimo cambio di traino Palo non collabora più alla pagaiata preoccupandosi solo di fare qualche appoggio per non capovolgersi, inoltre vomita. Ormai si intravedono le prime spiagge e, quando Sergio mi fa notare che il malessere di Paolo è aumentato, gli indico di puntare sul primo approdo sicuro. Sergio supera tutti portando il sofferente sulla spiaggia in un batter d'occhio. Scopriamo di trovarci a Lido Bruno a poco meno di un miglio da capo S. Vito. Non essendo disponibili dei ripari dal sole montiamo il solito telone ancorandolo bene alla scogliera alle spalle della spiaggia che ci offre numerosi golfari naturali ai quali fissare le nostre sagole. Intanto Paolo, che dopo aver mangiato un panino, ha preso un "aulin" sta meglio. Nel pomeriggio il vento di libeccio aumenta notevolmente e il mare si fa grosso. Paolo si è rimesso completamente visto che è in mare a giocare con le onde. L'osservazione del mare nel pomeriggio mi fa capire che è impossibile riprendere la navigazione in sicurezza : questa notte rimarremo a Lido Bruno. Nelle vicinanze, presso un bar attrezzato per gli spettacoli serali, è possibile disporre di una doccia a pagamento. In serata sistemiamo il campo notturno con una certa difficoltà a causa del forte vento. Sergio e Fabio addirittura riescono a far volare la loro tenda, appena montata, meglio dell'aquilone di Paolo. Per l'ancoraggio delle tende usiamo delle pietre e inoltre, come per il telone, i kayak che, appesantiti dalle dotazioni per l'escursione, offrono dei solidi appigli. Più tardi viene a trovarci un amico che lavora in Marina e ci porta dei panini, wurstel e marmellate. Facciamo un falò ed usiamo delle pietre dure e levigate, poste sui carboni, per arrostire i wurstel. Dopo la "cena di fortuna" Alessandro, appassionato di ogni tema attinente alla nautica, mi chiede di individuare nel cielo stellato il "triangolo estivo". Soddisfo la sua curiosità mostrandogli le tre stelle che lo formano : Vega ( della costellazione della Lira ), Deneb ( della costellazione del Cigno) e Altair ( della Costellazione dell'Aquila ). L'assenza della Luna nel cielo agevola l'osservazione ed individuiamo facilmente le costellazioni del Grande e Piccolo Carro e la stella Polare; verso Sud, la maestosa costellazione dello Scorpione con in evidenza la gigante rossa Antares; inoltre si intravede la scia luminosa della Via Lattea.

Sabato 2 luglio, sesta tappa da Lido Bruno a Mar Piccolo ( 8 miglia ) .

Come previsto dall'SMS il tempo oggi è completamente cambiato : il vento è un Maestrale moderato e in aumento. Partiamo negli orari consueti col proposito di entrare in Mar Grande e poi chissà : sarà problematico individuare un approdo finale in una zona non troppo lontana dal centro. Ad Alessandro che mi chiede quale sarà il programma del giorno gli rispondo che non c'è nessun programma e facendogli notare il valore del saper affrontare una giornata senza uno schema predefinito ma adattandosi alle esigenze del momento. Il vento contrario sembra inizialmente sostenibile, ma è una falsa impressione perché, appena usciamo dalla zona ridossata nei pressi di Capo S. Vito, ci investe con tutta la sua forza. Sembra quasi una regola. i capi non amano farsi doppiare e vendono cara la loro pelle. A fatica superiamo il capo e, dopo circa mezzo miglio, siamo in Mar Grande dove entriamo passando per un piccolo varco che si apre nella barriera di frangiflutti, lasciando la costa sulla dritta. Qui il mare è più tranquillo ed anche il vento sembra momentaneamente diminuito. Superato un secondo sbarramento protettivo ci troviamo in un enorme campo usato per la mitilicoltura : si scorgono tanti pali di ferro fissati sul fondo ed incrociati tra i quali si fissano dei cavi resistenti ai quali si appendono le file dei mitili. I pali adesso stanno per essere sostituiti da grossi galleggianti ancorati sul fondo di più rapida ed economica messa in opera. Qui incontriamo alcune barche con i mitilicoltori al lavoro. A meno di un miglio di distanza intravediamo il nuovo porto militare, costruito per ospitare le navi più grandi anche della NATO. Puntiamo proprio in quella zona avvicinandoci al porto con una certa cautela. Facciamo una foto di gruppo vicino all'incrociatore De La Penne, ma poco dopo si avvicina velocemente un gommone della Finanza di mare che ci scorta fuori dalla zona militare. Nel porto vediamo anche l'ammiraglia della Marina italiana ovvero la Garibaldi. I finanzieri ci chiedono da dove veniamo e, dopo la nostra risposta, sembrano increduli. Intanto il vento inizia di nuovo a rinforzare e noi, ormai stanchi, cerchiamo un approdo continuando a costeggiare il Mar Grande. La costa non invita alla sosta essendo un cumulo di spazzatura. Giungiamo in un porticciolo, gestito da privati, che ci permettono di sostare: è difficile mettere a secco i kayak perché vi è una banchina alta mezzo metro sull'acqua e gli stessi pesano. Successivamente, mentre ci riposiamo, si accosta ai ragazzi un signore che si qualifica come "autorità militare" e intima loro di liberare il porto entro le 16:30. Il messaggio è chiaro : "non siamo graditi per la notte". Nel pomeriggio mi sento telefonicamente con Nicola Mancini che allena un gruppo di kayakers agonisti della F.I.C.K. con base presso la caserma dell'Aeronautica Militare in Mar Piccolo : siccome pensano di uscire per allenarsi andremo a trovarli. Il vento continua ad aumentare assumendo il carattere di vento di burrasca. Nonostante qualche dubbio, viste le accettabili condizioni del mare, verso le 16, ripartiamo. Si fa fatica ad avanzare e per guadagnare il miglio che ci porta verso Castel S. Angelo, all'inizio del canale di accesso in Mar Piccolo, impieghiamo quasi un'ora. Qui facciamo fatica ad entrare nello stesso perché il vento contrario si incanala rinforzando ulteriormente e i 100 metri di canale sembrano interminabili. Intanto i ragazzi esprimono l'opinione che in Mar Piccolo, essendo un mare chiuso, le cose andranno meglio. Dopo aver percorso il canale "del ponte girevole" iniziamo a costeggiare lasciando la costa sulla dritta, con andatura di poppa : il mare ha un aspetto caotico, come l'acqua che bolle, ma ancora gestibile. Dopo poco ci scopriamo ulteriormente entrando in un'area meno ridossata e le due-tre miglia di fetch sono sufficienti a creare un mare nel quale l'equilibrio diventa molto precario : le onde create dal vento interferiscono con quelle riflesse sul profilo di costa verticale delle banchine dell'arsenale militare creando un moto ondoso a tratti stazionario, con ventri e nodi di posizione imprevedibile. La forza del vento è tale che ormai è impossibile invertire la rotta per risalire controvento. Bisogna farsi portare dal vento e dalla corrente e fermarsi al primo approdo procedendo con estrema attenzione all'equilibrio. Qui emerge la mia inesperienza con laghi e lagune che ritenevo gestibili in ogni caso. Percorriamo circa tre miglia molto velocemente, a tratti senza neppure pagaiare, e non incontriamo nessun approdo utile : la costa è tutta zona militare. Siamo molto concentrati e a Paolo non viene neppure in mente di provare la sua vela autocostruita quando finalmente abbiamo vento in poppa! Anche Sergio non si azzarda a mettere mano al suo ombrello. Io riesco a malapena a dare qualche sguardo fugace alle navi militari ormeggiate nel vecchio porto, vicino alla prua delle quali passiamo velocemente: non riesco ad evitare di passare tra le catene dei corpi morti del glorioso incrociatore Vittorio Veneto. Il fatto che siano invase dai mitili indicano che la sua prua non solca le acque ormai da tempo. Non mancano momenti difficili in cui rischiamo il capovolgimento. Passiamo sotto al ponte di Punta Penna per ritrovarci nella zona in cui dovevamo incontrarci con i ragazzi del gruppo di Mancini che allenandosi sui Kayak olimpici ovviamente non sono usciti. Qui il mare è piu gestibile ma il vento e la corrente sono fortissimi. Intravedo finalmente una base logistica dei mitilicoltori dove un piccolo approdo permette la sosta. Mentre viro per dirigere verso l'approdo, il mio kayak si traversa e scarroccia velocemente urtando un palo dei mitili….fortunatamente non ci sono danni. Finalmente siamo a terra! Stanchi ed infreddoliti ci cambiamo subito indossando abiti asciutti. In serata viene a trovarci Nicola Mancini che ci fa delle foto e molte domande riguardanti l'escursionismo in kayak e il campeggio nautico: è molto incuriosito sulla nostra attività che apprezza e vorrebbe provare. Le foto saranno pubblicate sul sito www.tarantocaoa.it. Cortesemente ci regala una grossa e fresca anguria. Intanto alcuni ragazzi sono andati a fare la spesa : il primo negozio si trova a circa tre chilometri e per portare gli acquisti,comprese le pesanti casse di acqua per fare la doccia, hanno pensato bene di "prendere in prestito" il carrello della spesa che poi è stato regolarmente restituito. Ormai è tardi e montiamo il campo notturno facendo attenzione nel ripulire le piazzole per le tende perché nella zona ci sono molte siringhe. Nella notte ci fanno compagnia una decina di cani accuditi dai mitilicoltori.

Domenica 3 luglio, sosta a Taranto.

Oggi il vento è fortissimo perciò rimaniamo nello stesso posto concedendoci una giornata di relax assoluto. Non smontiamo neppure le tende visto che il posto è così desolato che non avremo dato fastidio a nessuno. Nel mattino qualcuno esce a fare un giro nel centro ma non ci arriva neppure perché è a circa 6-7 chilometri di distanza. Scambiamo qualche parola con un ragazzo già incontrato ieri sera che è ritornato a pescare in apnea. La sua specialità sono le spigole e la tecnica usata è "l'aspetto". Nel pomeriggio proviamo i giochi che propone Paolo,esperto scout, e dopo una gara di tiro alla fune si cerca di giocare a palla a volo. Intanto Sergio con qualche nuova caduta, incrementa la sua collezione di abrasioni. Si ha anche tempo di scherzare : Fabio imita ormai alla perfezione la pronuncia schiettamente gallipolina di Lorenzo e Ilaria imita la risata a labbra strette di Alessandro che cerca di non far aprire la lesione nelle labbra provocata da vento, salsedine e sole. In serata andiamo in pizzeria usando i mezzi pubblici. Al ritorno il servizio pubblico è ormai cessato e ci tocca camminare con un buon passo per più di un'ora per tornare indietro. Continua il forte vento e il suo frusciare,amplificato dalle fronde dei pini, ci accompagna per tutta la notte.

Lunedì 4 luglio, rientro a Gallipoli.

Nel primo mattino siamo svegliati da un via vai di macchine e camion : l'attività della mitilicoltura procede spedita. Dopo la colazione smontiamo il campo notturno e svuotiamo i kayak preparando i bagagli: verso mezzogiorno verrà Giorgio con il furgone della scuola e il carrello per riportarci a Gallipoli. Nell'attesa, visto che il vento è calato, con Alessandro e Paolo facciamo un giretto in Mar Piccolo arrivando, dopo aver costeggiato la caserma dell'Aeronautica e la base dei Carabinieri sommozzatori, nei pressi del Parco Cimino. Al ritorno ci avviciniamo ad una villetta edificata in acqua e collegata alla terraferma con un pontile. E' un edificio suggestivo e spettrale in completo stato di abbandono che non nasconde però i fasti del passato: ci dicono che in quella casa è stato girato un celebre film su Pinocchio negli anni 70'. Dopo aver caricato i kayak e circa tre ore di viaggio via Brindisi, giungiamo a Gallipoli contenti di aver raggiunto gli obiettivi proposti e di aver vissuto un'esperienza indimenticabile.

 

Appendice : dotazioni del gruppo per lo svolgimento dell'escursione.

Nella parte seguente descriverò sommariamente tutte le dotazioni di cui ci siamo muniti per lo svolgimento dell'escursione. Gli oggetti indicati con un asterisco sono quelli che dovrebbe avere almeno il capogruppo. La lista è un po' lunga e nel riconsiderarla capisco appieno lo sconforto che mi assale il giorno prima della partenza quando cerco di completare la prima fase dell'escursione : mettere insieme l'occorrente! Alimentazione: si portano generi alimentari di difficile deperibilità tra i quali (tonno e manzo in scatola, insalatissime , ecc..); pane secco (gallette, friselle, ecc..); frutta (mele da preferire a banane, pesche, pere, kiwi, ecc..); sale, zucchero, aceto, olio, caffè, latte, biscotti,uova; ortaggi (insalata belga o indivia, carote, gambi di sedano, cocomeri, pomodori); acqua(1.5\2 litri al giorno). Vestiario: la lista che segue è relativa alle escursioni estive. Per la navigazione : due magliette a maniche corte da indossare sotto il giubbotto salvagente; due costumi da bagno e un berretto; un paio di scarpette di gomma sottili o calzari per sport acquatici; una maglietta in tessuto tecnico per giornate ventilate e fresche; eventualmente giacca d'acqua o spray top. Per la sera : due paia di pantaloni e un paio di pantaloni a mezza gamba; due magliette a maniche corte; una maglietta a maniche lunghe e/o una giacca; calzini e mutandine in quantità legata alla durata dell'escursione; un paio di sandali e uno di scarpe. Campeggio notturno : tenda a igloo con doppio telo e zanzariera; materassino gonfiabile e pompa a pedale; torcia comune, torcia subacquea (*) con pile di ricambio; zampironi; lampada a gas e reticelle di ricambio; fornello a gas e ricariche di gas; macchinetta del caffè; bicchieri e piatti in plastica; utensile metallico combinato(forchetta, coltello,cucchiaio, apribottiglie); pentolino; tovaglioli di carta e carta igienica; mollette e cordicelle per appendere il vestiario bagnato; telone per ripararsi dal sole e cime per la sua messa in opera; spago; accendini; sacchetti di plastica con laccetti; asciugamano; sapone; schiuma da barba e lamette; specchietto. Dotazioni di navigazione e sicurezza in mare : giubbotto salvagente, dotato di tasche, fischietto e di un ottimo coltello di emergenza (*); paraspruzzi e paraspruzzi di ricambio (*); pagaia e pagaia di riserva sdoppiabile situata sotto gli elastici di coperta in modo da essere prontamente disponibile(*); cima di traino; pompa di sentina fissa (*); bussola (*), apparecchio di segnalazione acustica a fiato tipo Storm (*); cartine nautiche della zona plastificate (*); sacche stagne e/o sacchetti di plastica con laccetti; razzi a paracadute (*) e fuochi a mano (*); paddle float; telefono in contenitore stagno che ne consente l'uso in mare (*); telefono di riserva (*) e caricabatteria (*). Riparazioni (*) : ago e filo (riparazione dei paraspruzzi), mastice neoprenico Collaprene o equivalente e pezze di gomma (riparazione paraspruzzi, materassini, tappi dei gavoni), stucco bicomponente Bostik o equivalente che si può applicare anche su superfici bagnate (riparazione di piccoli danni da urto dei kayak), nastro rinforzato ad alta aderenza tipo Duck, Grey Tape ecc..(per impermeabilizzazioni provvisorie). Pronto soccorso(*): cerotti comuni di varia misura da usare a terra,cerotti speciali da usare in mare,disinfettante e ovatta per pulire le ferite, pomata cicatrizzante, pomata antibiotica, pomata cortisonica , garze, bende, fazzoletti, forbicine e tagliaunghie, antidolorifici e antinfiammatori (aulin, aspirina,efferalgan,ecc..).

Infine faccio notare che se le tappe dell'escursione ,come di consueto, iniziano e terminano in zone abitate, le scorte alimentari saranno ridotte allo stretto indispensabile, potendo essere rinnovate.

Enrico Preite

 

 

lido bruno falo' con rosticceria (gallipoli taranto 2005) porto selvaggio sosta pomeridiana (gallipoli taranto 2005) lido bruno al riparo dal sole (gallipoli taranto 2005) approdo finale mar piccolo sabato 2 luglio cena (gallipoli taranto 2005) approdo finale mar piccolo campo notturno (gallipoli taranto 2005) porto cesareo isola dei conigli (gallipoli taranto 2005) approdo finale mar piccolo giochi scouts (gallipoli taranto 2005) mar grande nuovo porto militare (gallipoli taranto 2005) torre dell'alto foto di gruppo (gallipoli taranto 2005) lido bruno la tenda vola per il forte vento (gallipoli taranto 2005) approdo finale mar piccolo doccia di fortuna (gallipoli taranto 2005) 

 

 

Seguono le foto di Nicola Mancini, pubblicate sul sito www.tarantocanoa.it

 

 

attrezzatura da campeggio nautico 1 (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) approdo in mar piccolo (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) carte nautiche 2 (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) pagaia e professore  (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) campo (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) attrezzatura da campeggio nautico 2 (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) attrezzatura da campeggio nautico 3 (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) carte nautiche 4 (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) partecipanti (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) foto di gruppo a taranto (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) attrezzatura sul ponte  (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) carte nautiche 3 (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) attrezzatura da campeggio nautico 4 (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa) carte nautiche 1 (gallipoli taranto 2005 tarantocanoa)