| Itinerario in kayak da Gallipoli all'isola di S. Andrea (2010) |
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Inizio a descrivere questo itinerario con l’impressione di Marco Ferrario che ha visitato qualche anno fa il Salento in camper (non separandosi ovviamente dal suo kayak) ed in un suo articolo (http://ekokayak.wordpress.com/2009/06/30/salento/) si è così espresso:
“Circumpagaiare l’isola di Gallipoli, è una bella esperienza che può essere completata con l’esplorazione dell’isola di Sant’Andrea, che si trova a meno di due chilometri al largo, è bassa, disabitata e spoglia, caratterizzata da una laguna di acqua salmastra a nord/est e da una scogliera sulla quale nidificano il gabbiano reale e quello corso, verso il mare aperto svetta un grande faro bianco alto 45 metri, costruito nel 1866.”
L’escursione all’isola di S. Andrea è un’esperienza comune per noi del team kayak che la effettuiamo più volte ogni anno. Partiamo come al solito dallo scalo del Canneto (questa è la parte peggiore di tutto l’itinerario come descritto nell’omonimo articolo!!) ed usciamo subito dal porto dei pescatori virando verso sinistra e poi subito a dritta lasciandoci il fanale rosso dell’entrata al porto sulla nostra destra. Iniziamo a costeggiare il lato sud di “Gallipoli vecchia” (è così chiamato comunemente il centro storico della città) passando vicini alle antiche mura difensive. Dopo un breve tratto si giunge in prossimità degli scogli “dei piccioni” e “del campo” dove si può optare di passare a sud del primo o tra i due. Essi si trovano a circa 100 m di distanza tra loro e a poco più dal lato ovest di Gallipoli vecchia. Spesso tale transito è accompagnato da una sosta e un bagno sul lato ridossato dello scoglio del campo. Superati i due isolotti si procede verso l’isola di S. Andrea puntando verso le costruzioni più a nord che, poiché si naviga verso ovest, sono rappresentate quelle più a destra. Ciò ci consente di approssimarci all’isola proprio nei pressi del porticciolo e, poco più avanti, di raggiungere il canale artificiale di accesso alla laguna. La distanza tra gli scogli su menzionati, essendo di poco più di un miglio viene coperta in un tempo che va da 20 minuti a mezz’ora, in relazione alle condizioni di vento e corrente e alle qualità dei kayakers. Appena entrati in laguna facciamo di norma una sosta senza addentrarci nell’entroterra perché vietato. Infatti l’isola è un ‘oasi naturale controllata dagli ambientalisti e un’ordinanza della Capitaneria ne vieta l’approdo. Non rispettarla significa rischiare multe salatissime. A rigore anche noi siamo fuorilegge ma un po’ di elasticità ci è concessa vista l’attività formativa che svolgiamo e tenuto presente che giungiamo all’approdo con mezzi non inquinanti. La visita dell’entroterra dovrebbe di norma avvenire in presenza di una guida ambientale autorizzata. L’ambiente dell’isola infonde la tranquillità di una natura incontaminata. Esso riveste importanza anche dal punto di vista faunistico : ci sono dei conigli selvatici, dei quali si scorgono le numerose tane, vi nidifica il gabbiano corso ed è meta di transito di alcuni uccelli migratori come l’airone cenerino. Sull’isola vi sono i resti di alcune costruzioni abitate durante la seconda guerra mondiale dal guardiano del faro e poche altre persone. Esse sono in parte crollate per l’ azione erosiva degli agenti atmosferici e gli interni sono stati spesso vandalizzati. Infatti qualche anno fa, non c’era l’attenzione di adesso nel custodire l’oasi. Dalla laguna si vede il faro, che appare come sfondo in molte nostre foto, e la stradina che conduce ad esso dal piccolo porto. Essa è sostenuta da una struttura ad archi che, in caso di inondazioni, non bloccano il flusso dell’acqua nella depressione in cui scorre. Dopo la sosta in laguna si riparte e si può continuare ad effettuare il periplo dell’isola, in senso antiorario. Si passa sotto al maestoso faro, oggi automatico, sul versante ovest. Qui si osservano le postazioni difensive della seconda guerra mondiale con i basamenti dei cannoni. Il periplo non dura, di norma, più di venti minuti. Si procede quindi verso Gallipoli puntando allo scoglio del campo, lasciandolo sulla nostra dritta per costeggiarne il lato nord. Superato lo scoglio si può andare sulla “spiaggetta della purità”e fare eventualmente una breve sosta. Si riprende il mare costeggiando l’opera di protezione del porticciolo “S. Giorgio” e virando dopo circa 200 metri, sulla dritta per entrarci dentro. Si passa quasi subito per lo scalo del circolo della vela e sotto il vicino ponte con volta ad arco. Subito dopo si passa sotto le strade dell’area portuale attraverso un basso canale coperto con una volta piana in cemento. La sua lunghezza è di poche decine di metri e al termine si accede nel porto mercantile. Non ci resta che dirigerci verso il ponte che collega Gallipoli vecchia con la parte più nuova. Il passaggio sotto al ponte è possibile attraverso uno dei due canali paralleli sovrastati da una caratteristica volta a botte in tufi. Anche se i canali non superano i 30 metri, quando il vento da nord o sud (venti prevalenti) è forte, si incanala ed accelera notevolmente ed è un’impresa per noi attraversarli. Siamo nuovamente nel seno del Canneto e dopo il suo attraversamento, giungiamo allo scalo da dove eravamo partiti. L’itinerario descritto è lungo circa 10 mg. Le foto che seguono, eccezion fatta per quelle del 2008, sono state scattate da Fausto durante due uscite del corso 2009.
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