| Salvataggio assistito |
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Il salvataggio assistito consiste nella risalita in kayak, dopo un capovolgimento accidentale o volontario, con l’aiuto di un altro compagno in kayak. Descrizione della manovraDopo il capovolgimento accidentale si esce con calma dal kayak, tirando la maniglia di sicurezza del paraspruzzi. Questa manovra non è sempre necessaria perché alcuni paraspruzzi più laschi si sganciano autonomamente con il capovolgimento. Si faccia attenzione a non perdere il contatto con il kayak e con la pagaia. Allo scopo sono di aiuto gli elastici e le sagole fissate sulla coperta. Si richiama subito l’attenzione di un compagno con la voce, il fischietto o meglio, se si è distanti, con un fischio a fiato tipo “storm”. In presenza di vento e mare, se il compagno è lontano anche 50 metri e non ci osserva, può avere difficoltà a sentirci. In condizioni meteo marine preoccupanti, in relazione alle capacità tecniche, è consigliabile rimanere vicini. Quindi si lascia il kayak capovolto e ci si porta sulla estremità di poppa. Alcuni kayak hanno forme di carena prodiere e poppiere simili, per cui si può avere difficoltà, nella concitazione del momento, a distinguere la prua dalla poppa. Allo scopo si possono mettere dei segni di riconoscimento sulla carena prodiera, come nastri adesivi colorati o altro. Giunti all’estremità di poppa si attende l’arrivo del compagno che prenderà contatto con l’estremità prodiera. A questo punto il naufrago collaborerà, nuotando e non lasciando il kayak, per portare lo stesso in una posizione trasversale o a “T”. Il soccorritore quindi solleva la prua del kayak da soccorrere, che è ancora capovolto, causando lo svuotamento del pozzetto e,nell’adagiarlo in acqua, lo raddrizza rapidamente. Questa manovra sarà agevole se il kayak (è un requisito essenziale per la sicurezza) ha almeno la paratia trasversale dietro lo schienale e quindi è presente il gavone di poppa (l’acqua urtando sulla paratia uscirà dal pozzetto). La posizione a T è essenziale per la stabilità del soccorritore durante il sollevamento della prua : egli si potrà inclinare dal lato del kayak soccorso, che gli garantisce l’appoggio, evitando il rischio di capovolgersi dall’altro lato. Il naufrago a sua volta, durante il sollevamento della prua del suo kayak, può cercare di abbassare la poppa per superare l’effetto ventosa, ma non deve mai spingere lo stesso verso il soccorritore destabilizzandolo. A questo punto il soccorritore prende la pagaia del naufrago e insieme alla sua, la poggerà sulla coperta del suo kayak, fissandola negli elastici di prua. Invita quindi il naufrago a tenersi all’esterno, mentre affianca i due kayak, con le prore nella stessa direzione. Mentre il soccorritore tiene il kayak del naufrago, lo stesso si slancerà, aiutandosi con le braccia, per portare la pancia sulla coperta posteriore del suo kayak, subito dietro al pozzetto. Dunque inizia a portare la testa e il tronco verso poppa e le gambe verso prua, rimanendo supino ed evitando di sollevarsi. Durante questa manovra si eviti di sbilanciare il peso del corpo dalla parte del soccorritore rendendogli difficile il bilanciamento. Infine ci si lascia scorrere verso prua e ci si rigira lentamente sul sedere, quando il bacino è sul pozzetto. Il soccorritore aiuta il soccorso a mettere il paraspruzzi. ConclusioniIl metodo descritto è molto semplice da attuare ma deve essere provato anche in condizioni di mare mosso. Ognuno dei due kayaker deve sapere perfettamente cosa fare quasi in modo automatico e la manovra deve essere provata, in entrambi i ruoli , da ogni kayaker. È sconsigliato, pur essendo in compagnia, l’uso di un kayak lontano dalla costa e con mare mosso, se non si ha almeno la paratia trasversale poppiera, dietro lo schienale, che facilita lo svuotamento del kayak. Durante la manovra non si deve mai perdere il contatto con il proprio kayak e la pagaia. Infatti se si rimane in separati dal kayak, il soccorritore avrà problemi, specie in presenza di vento, a recuperarlo e riportarlo presso il naufrago. In tal caso è essenziale il cavo di traino, posto in modo da essere agganciato e sganciato, prontamente al bisogno. Alcuni tecnici preferiscono affiancare i due kayak di controbordo, ovvero lato dritto di un kayak, contro il lato sinistro dell’altro o viceversa. Noi preferiamo farlo tenendo le prue nella stessa direzione. Ciò facilità anche l’aiuto dato al kayaker soccorso, nel mettere il paraspruzzi a posto, agganciandolo dal lato poppiero del pozzetto. Di quale sia il sistema migliore lo lasciamo decidere ai “guru del kayak da mare” di cui è piena l’Italia.
Dimostrazione 1: Alessandro Causo(soccorso) e Fabio Campeggio(soccorritore)
Dimostrazione 2: Ilaria Campeggio(soccorsa) e Paolo Rizzello(soccorritore)
Dimostrazione 3: Paolo Rizzello(soccorso) e Enrico Preite(soccorritore)
Le manovre illustrate nei video non sono perfette: ad esempio si può notare che Alessandro (nel primo video dimostrativo) lascia per un attimo il suo kayak, durante la manovra, anche Ilaria(nel secondo video) non è da meno, mentre Paolo (nel terzo video) mi spinge per un attimo dalla parte opposta, durante lo svuotamento. Prof. Enrico Preite |
